Roma, Scuderie del Quirinale
dal 5 marzo al 21 giugno 2015
Dal 23 al 26 gennaio la 39° edizione di Arte Fiera cambierà volto a Bologna trasformandola come ogni anno nella capitale italiana dell'arte moderna e contemporanea. Non solo il centro fieristico del capoluogo emiliano catalizzerà l’attenzione di galleristi, artisti, critici, addetti ai lavori e appassionati d’arte italiani e internazionali, ma anche il centro storico sarà protagonista con i tantissimi eventi di Art City Bologna 2015 disseminati per la città.
“La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, perché quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro.”
“La révélation m’est venue d’Orient” scriveva Henri Matisse nel 1947 al critico Gaston Diehl: una rivelazione che non fu uno shock improvviso ma – come testimoniano i suoi quadri e disegni -viene piuttosto da una crescente frequentazione dell’Oriente e si sviluppa nell’arco di viaggi, incontri e visite a mostre ed esposizioni.
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Proposta dalle Scuderie del Quirinale, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo, la mostra è organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con MondoMostre e catalogo a cura di Skira editore. In esposizione oltre cento opere di Matisse con alcuni capolavori assoluti – per la prima volta in Italia – dai maggiori musei del mondo: Tate, MET, MoMa, Puškin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington solo per citarne alcuni.
Curata da Ester Coen, con un comitato scientifico composto da John Elderfield, Remi Labrusse e Olivier Berggruen, Matisse. Arabesque, vuole restituire un’idea delle suggestioni che l’Oriente ebbe nella pittura di Matisse: un Oriente che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori, suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della “somiglianza” per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sull’idea di superficie pura.
Henri Matisse non era destinato alla pittura, “Sono figlio di un commerciante di sementi, al quale avrei dovuto succedere nella gestione del negozio”, cerca di intraprendere la carriera di avvocato prima di diventare un artista. Sarà la sua salute a cambiare il corso della storia. Lavorava come assistente in uno studio legale di Saint-Quentin, quando nel 1890 una grave appendicite lo costringe a letto per quasi un anno. Comincia a dedicarsi alla pittura e dal 1893 frequenta l’atelier del pittore simbolista Gustave Moreau insieme con l’amico Albert Marquet. Si iscrive ufficialmente all’École des Beaux Arts nel 1895, dove insegnano molti Orientalisti.
In quegli anni vedrà molto Oriente: visita la vasta collezione islamica del Louvre in esposizione permanente e le diverse mostre che, nel 1893-1894 e soprattutto nel 1903, vennero dedicate all’arte islamica al Musée des Arts Decoratifs di Parigi. E poi, all’Esposizione mondiale del 1900, scopre i paesi musulmani nei padiglioni dedicati a Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. Matisse frequenta anche le gallerie dell’avanguardia, come quella di Ambroise Vollard, dal quale acquista nel 1899 un disegno di Van Gogh, un busto in gesso di Rodin, un quadro di Gauguin e uno di Cézanne, che influenzerà moltissimo l’opera di Matisse.
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Il paravento moresco, 1921. Olio su tela. |
I pesci rossi, 1911. Olio su tela. |
Viaggia in Algeria (1906), ne riporta ceramiche e tappeti da preghiera che nel disegno e nei colori riempiranno le sue tele da li in poi, in Italia (1907) visita Firenze, Arezzo, Siena e Padova “quando vedo gli affreschi di Giotto non mi preoccupo di sapere quale scena di Cristo ho sotto gli occhi ma percepisco il sentimento contenuto nelle linee, nella composizione, nei colori”. La visita alla grande “Esposizione di arte maomettana” a Monaco di Baviera nel 1910 – la prima mostra di arte mussulmana che influenzerà una generazione di artisti, da Kandinsky a Le Corbusier – sarà il vero spunto per un tipo di decorazione di impianto compositivo assai lontano dalle sue tradizioni occidentali. E’ a Mosca nell’autunno 1911 per curare l’installazione in casa Schukin di La danza e La musica. Nel 1912 torna in Africa, stavolta la meta è il Marocco, Tangeri la bianca. Ecco che il tailleur de lumiere, come lo battezza non a caso il genero Georges Duthuit, è sorpreso da una luce dolce e da una natura lussureggiante che andranno ad accentuare la sua cadenza armonica, musicale: “un tono non è che un colore, due toni sono un accordo”.
Matisse si lascia alle spalle le destrutturazioni e le deformazioni proprie dell’avanguardia, più interessato ad associazioni con modelli di arte barbarica. Il motivo della decorazione diventa per l’artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura. E’ dai motivi intrecciati delle civiltà antiche che Matisse coglie i principi di rappresentazione di uno spazio diverso che gli consente di “uscire dalla pittura intimistica” di tradizione ottocentesca.
Il Marocco, l’Oriente, l’Africa e la Russia, nella loro essenza più spirituale e più lontana dalla dimensione semplicemente decorativa, indicheranno a Matisse nuovi schemi compositivi. Arabeschi, disegni geometrici e orditi, presenti nel mondo Ottomano, nell’arte bizantina, nel mondo ortodosso e nei Primitivi studiati al Louvre; tutti elementi interpretati da Matisse con straordinaria modernità in un linguaggio che, incurante dell’esattezza delle forme naturali, sfiora il sublime.
Informazioni
Dal 5 marzo al 21 giugno 2015
Roma, Scuderie del Quirinale
Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9,50, ridotto 7-18 anni € 6, ingresso gratuito fino ai 6 anni
Informazioni: +39 06 39967500 / 06 696270
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito web: www.scuderiequirinale.it

Incontri con Matisse
Come consuetudine, ogni mostra delle Scuderie del Quirinale è affiancata da un programma di incontri in grado di offrire occasioni di approfondimento e spunti di riflessione sugli elementi fondanti di ogni grande progetto espositivo. La mostra dedicata a Henri Matisse, protagonista tra i maggiori dell’arte moderna, sarà accompagnata dalle riflessioni di alcuni studiosi che ne leggeranno l’opera, alla ricerca delle costanti figurative e della vocazione spirituale che le sottende, definendo influenze e lasciti nella cultura a seguire, non solo nelle arti visive, ma anche nella musica e nella danza.
18 marzo, ore 18.30
Éric de Chassey
Matisse, pittore religioso?
Evocare la dimensione spirituale nell’opera di Matisse fa venire subito in mente la sua ultima produzione modulata su temi esplicitamente religiosi e cristiani. Ma se si estende questa nozione all’insieme della sua opera artistica ne emerge un’altra visione, più ricca e più contraddittoria.
25 marzo, ore 18.30
Micol Forti
“La mia seconda vita”. La Cappella del Rosario a Vence e l’ultimo Matisse
La realizzazione della celebre Cappella del Rosario a Vence coinvolse in modo esclusivo il pensiero creativo di Henri Matisse dal 1948 al 1951. In questo periodo, l’artista mise a punto nuove tecniche di ideazione e lavorazione, realizzando un’opera monumentale concepita in ogni dettaglio: dall’architettura alle vetrate, dai pannelli figurativi in ceramica agli arredi e ai paramenti liturgici.
8 aprile, ore 18.30
Claudio Zambianchi
“Matisse non mi è mai sembrato così giovane”: Henri Matisse e l’Espressionismo Astratto
Guardando i dipinti realizzati dagli Espressionisti Astratti fra la prima e la seconda metà degli anni Quaranta, si nota un mutamento: dall’influsso della pittura di Picasso a un nuovo valore attribuito alla stesura pittorica piatta e all’espansione del colore sulla superficie. La novità è riconducibile all’interesse dei giovani americani nei confronti dell’arte di Henri Matisse sancito, fra l'altro, dalla grande e fondamentale mostra dedicata all’artista dal MoMA di New York nel 1951.
15 aprile, ore 18.30
Dominique Szymusiak
“Luce pura, aria pura, colore puro”. 1930. Il viaggio di Matisse in Polinesia
Nel 1930 Matisse parte da Nizza per un viaggio di tre mesi a Tahiti. Soggiornerà a Papeete, sulle orme di Gauguin, e scoprirà il fascino dei paesaggi delle isole Tuamotu. Non realizzerà alcuna opera compiuta ma riporterà con sé le impressioni di un viaggio denso di scoperte sull’universo delle forme, della luce e dei colori che torneranno a galla in chiave di nuova ispirazione parecchi anni più avanti quando iniziò ad esplorare la tecnica dei papiers découpés.
22 aprile, ore 18.30
Francesco Antonioni
Arabeschi selvaggi: la Sagra della Primavera e le sue conseguenze
Attraverso la contrapposizione fra struttura e arabesco è possibile leggere la musica d'arte occidentale dalle origini gregoriane agli sviluppi più recenti.
29 aprile, ore 18.30
Sergio Trombetta
Matisse e la danza
Dal celeberrimo capolavoro giovanile La Danse (1909) fino alla produzione degli ultimi anni, come il volume-raccolta Jazz (1947), passando per la cruciale esperienza in seno ai Ballets Russes per Le Chant du Rossignol di Stravinskij-Massine (1920), Matisse è l’artista che più di ogni altro nel Novecento ha saputo catturare e rendere la magia del corpo in movimento, trasformandola in immagini che rimangono tra le icone assolute del XX secolo.
13 maggio, ore 18.30
Daniela Lancioni
Arabesque: da ornamento a struttura. Riflessione semi-lecita sull’arte contemporanea
Non è lecito imparentare alla categoria di arabesco un Wall Drawing di Sol LeWitt, un ambiente di Gianni Colombo, un lavoro in situ di Daniel Buren, una serie fotografica di Bernd e Hilla Becher. Eppure tutte queste opere, insieme a molte altre, si basano sulla ripetizione di elementi simili, proprio come accade in un ornamento. E’ lecito, allora, ipotizzare che nell’arte contemporanea occidentale la categoria tradizionale di ornamento, investita di nuovi valori, abbia subito una metamorfosi?






