Firenze, fino al 19 gennaio 2014
L’Avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente.
Kandinsky, Malevič, Filonov, Gončarova
E’ in corso a Palazzo Strizzi di Firenze, una grande mostra che, attraverso la scoperta dei capolavori delle collezioni russe dell’Avanguardia, presenta una ricchissima esposizione di opere mai viste in Italia unendo spiritualità e antropologia, filosofia e sciamanesimo in un viaggio iniziatico verso una nuova frontiera artistica.
Una straordinaria rassegna internazionale che attraverso le opere dei grandi artisti del primo ’900 conduce il visitatore a percorrere un viaggio straordinario, in una terra di frontiera ai confini del mondo, tra ghiacci e deserti sterminati. L’arte russa infatti ha potuto attingere più di ogni altra a un Oriente dalle molteplici sfaccettature che si estende geograficamente dalle steppe dell’Asia all’India, dalla Cina al Giappone.

Wassily Kandinsky (Mosca 1866-Neuilly-sur-Seine 1944). “Macchia nera”, 1912. Olio su tela. San Pietroburgo, Museo Statale Russo.
L'esposizione - organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi e curata da John E. Bowlt, Nicoletta Misler e Evgenija Petrova - sviluppa attraverso 130 opere (79 dipinti, acquerelli e disegni; 15 sculture e 36 tra oggetti del repertorio etnoantropologico e incisioni popolari) suddivise in 11 sezioni, la complessa relazione fra l’arte russa e l’Oriente, attraverso pittori famosissimi come Wassily Kandinsky, Kazimir Malevič, Natal’ja Gončarova, Michail Larionov, Léon Bakst, Alexandre Benois, Pavel Filonov, che influenzarono lo sviluppo dell’arte moderna ormai un secolo fa. Artisti profondamente consapevoli dell’importanza dell’Oriente, che contribuirono a un ricco dibattito culturale che lasciò un segno profondo e permanente sulle teorie estetiche del tempo come sulle opere realizzate in quel periodo.
Una rassegna che mette in relazione gli esponenti principali dell’Avanguardia russa con altri artisti dell’epoca, altrettanto significativi benché forse meno noti, come Nikolai Kalmakov, Sergej Konenkov e Vasilij Vatagin, la maggior parte delle cui opere sono esposte in Occidente per la prima volta.

Kazimir Malevič (pressi di Kiev 1879-Leningrado 1935). “Cerchio nero”, 1915. Olio su tela. San Pietroburgo, Museo Statale Russo.
Questa mostra intende presentare la varietà e profondità dell’arte russa del periodo modernista, sottolineando l’importanza delle radici culturali euroasiatiche nella visione dell’arte russa, che mescolava la razionalità della civiltà occidentale con l’ardore dell’Oriente. “Fuoco e ghiaccio” possono essere utilizzati come metafora dell’avvicinamento ideologico e artistico della Russia verso l’Oriente, manifestatasi soprattutto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. L’interesse non si rivolse soltanto alla Siberia e all’Estremo Oriente, ma anche verso i deserti riarsi del Turkestan e le regioni artiche. Il concetto “Fuoco e ghiaccio” include anche il dualismo che guidò i talenti creativi, tra l’altro, di Wassily Kandinsky e Kazimir Malevič. Se, dunque, il ghiaccio denota l’osservanza del canone, il fuoco può anche assumere le caratteristiche dell’estasi pagana. Non tutte le opere della mostra possono essere inserite in questa cornice, ma il confronto può aiutare il visitatore, guidandolo nel vasto territorio dell’arte russa (dai deserti ghiacciati alle torride pianure delle steppe) lungo le rotte siberiane, caucasiche, artiche e asiatiche.
Informazioni
tel. +39 055 2645155 Orari mostra: tutti i giorni (inclusi i festivi) 9.00-20.00 - giovedì 9.00-23.00
Accesso in mostra consentito fino a un'ora prima dell'orario di chiusura.
Biglietti: intero € 10,00 - ridotto € 8,50; 8,00; 7,50 Gruppi scuole e studenti € 4,00

